|
La Sartiglia di Oristano, il Carnevale più spettacolare della Sardegna.
Cavalli e cavalieri mascherati per una giostra medievale dalle tradizioni antichissime per una sfida alla sorte in cui convivono tradizioni e culture tramandate nei secoli...
i tamburi rullano incessantemente, il cavaliere ha indosso la Maschera di un Dio misterioso e impugna la spada tenendola dritta davanti a sé.
Si leva in piedi sulla sella mentre il cavallo sfreccia a perdifiato sulla pista, al galoppo sfrenato. Pochi secondi dopo, il boato del pubblico accompagna la punta del fioretto che infilza la stella. È fatta. La gente acclama Su Cumpoidori ed esulta davanti a quel trofeo mostrato con orgoglio e vanto. È così che l’ultima domenica e il martedì di Carnevale, ogni anno, Oristano diventa capitale della Sardegna. C’è la Sartiglia. Festa dai mille simboli, festa della magia, della prosperità e della miseria, del dolore e della speranza. Da Via Sant’Antonio, passando per il Duomo, sino a Via Vittorio Emanuele e Piazza Mannu, un fiume di persone, provenienti dalle città e dai paesi di tutta l’isola, si accalca ai bordi di un tracciato di terra e paglia. Ad ogni edizione, su quel percorso pestato dagli zoccoli dei cavalli si riversano secoli di storia. E un fragore di urla e applausi guida le gesta del cavaliere, quando la spada trafigge la stella.
La Sartiglia non è una semplice celebrazione dei riti carnascialeschi, non è nemmeno la riproduzione di una giostra medioevale, né una mera esibizione di audaci e aitanti cavalieri. Dentro la Sartiglia convivono elementi di tradizione e cultura tramandati da centinaia d’anni. In questa manifestazione, che ad Oristano è vissuta con intensità emotiva indescrivibile sin dai tempi del Giudicato d’Arborea, sopravvivono probabilmente alcuni degli aspetti più interessanti e inesplorati della ritualità pagana, contaminata dai cerimoniali di origine cristiana. (www.sardi.it by Gianni Zanata)
Io vi racconto la Sartiglia del Martedì, quella del Gremio dei Falegnami... Record assoluto di stelle per la Sartiglia 2011.
In via Duomo i cavalieri, guidati da Su Cumponidori Andrea Zucca, hanno centrato 28 stelle. Il precedente record risaliva al 2005 con 27 stelle. Ma è l'intera edizione 2011 della Sartiglia che va in archivio con tanti successi e con un pubblico mai tanto numeroso come quest'anno. Le stime, anche quelle più prudenti, per la sola giornata di domenica parlano di 50 mila presenze. La giornata, curata come da tradizione dal Gremio di San Giuseppe, si è aperta con la suggestiva cerimonia della vestizione, iniziata con almeno mezzora di anticipo rispetto all’orario previsto. Evidente il tentativo di anticipare i tempi per far correre più cavalieri e di offrire a tutti l’opportunità di esibirsi con le pariglie in via Mazzini. Oggi, come domenica, qualche incidente ha però fatto dilatare i tempi e condizionato le parti finali della manifestazione. Brutta, in particolare, la caduta di Emanuela Colombino, in via Mazzini, che ha dovuto far ricorso alle cure dei medici. Che in via Duomo sarebbe stata una giornata fortunata lo si è capito sin dalla prima discesa. Su Componidori Andrea Zucca ha subito centrato la stella, seguito da altri 27 cavalieri. Per lui, dopo il successo di domenica, è arrivata anche la stella d'oro, la prima delle sei della giornata e che hanno portato la firma di Paolo Soddu, Graziano Pala, Maurizio Casu, Claudio Tuveri e Giampaolo Mugheddu.. Dopo Zucca la fortuna ha accompagnato la discesa di Andrea Brai e poi, a seguire, Federico Fadda, Sergio Ledda, Giuseppe Frau, Bernardino Ecca, Luigi Paratore, Sonia Cadeddu, Claudio Tuveri, Andrea Piroddi, Maurizio Casu, Roberto dettori, Francesco Castagna, Alessandro Orrù, Paolo Soddu, Maurizio Mugheddu, Graziano Pala (en plein per la sua pariglia), Daniele Marru e Ignazio Lombardi. Ventesima stella per Antonio Giandolfi e dopo di lui Pasquale Forgillo, Paolo Casu, Andrea Congiu, Luca Amadu, Alessandro Contini, Andrea Manias, Giampaolo Mugheddu e l’ultima, quella del record, di Francesco Serra. Niente da fare, con su stoccu, per Su Cumponidori e per su segundu. (www.sartiglia.info)
A chiudere la Sartiglia del record una remada impeccabile da parte di Andrea Zucca
I tamburi rullano incessantemente, il cavaliere ha indosso la Maschera di un Dio misterioso e impugna la spada tenendola dritta davanti a sé. Si leva in piedi sulla sella mentre il cavallo sfreccia a perdifiato sulla pista, al galoppo sfrenato. Pochi secondi dopo, il boato del pubblico accompagna la punta del fioretto che infilza la stella. È fatta. La gente acclama Su Cumpoidori ed esulta davanti a quel trofeo mostrato con orgoglio e vanto.
|
|
 |
È così che l’ultima domenica e il martedì di Carnevale, ogni anno, Oristano diventa capitale della Sardegna. C’è la Sartiglia. Festa dai mille simboli, festa della magia, della prosperità e della miseria, del dolore e della speranza.
|
 |
|
Da Via Sant’Antonio, passando per il Duomo, sino a Via Vittorio Emanuele e Piazza Mannu, un fiume di persone, provenienti dalle città e dai paesi di tutta l’isola, si accalca ai bordi di un tracciato di terra e paglia. Ad ogni edizione, su quel percorso pestato dagli zoccoli dei cavalli si riversano secoli di storia. E un fragore di urla e applausi guida le gesta del cavaliere, quando la spada trafigge la stella. La Sartiglia non è una semplice celebrazione dei riti carnascialeschi, non è nemmeno la riproduzione di una giostra medioevale, né una mera esibizione di audaci e aitanti cavalieri. Dentro la Sartiglia convivono elementi di tradizione e cultura tramandati da centinaia d’anni. In questa manifestazione, che ad Oristano è vissuta con intensità emotiva indescrivibile sin dai tempi del Giudicato d’Arborea, sopravvivono probabilmente alcuni degli aspetti più interessanti e inesplorati della ritualità pagana, contaminata dai cerimoniali di origine cristiana. |
test |